Una delle ipotesi più accreditate sull’origine dell’obesità vede quest’ultima come una conseguenza della nostra storia evolutiva. Non a caso, nell’arco di 50 anni, siamo diventati una specie obesa.

Siamo attualmente nel bel mezzo di una pandemia mondiale di obesità. Per la prima volta nella storia umana, ci sono più persone obese e in sovrappeso sul pianeta rispetto alle persone che soffrono di malnutrizione. Perché? Generalmente, una risposta a questa domanda viene normalmente fornita in termini di bilancio energetico. Ci ingrassiamo perché la nostra assunzione di energia supera la nostra spesa, cioè la causa prossima dell’obesità è il bilancio energetico positivo. Questo sembra essere un punto concordato da tutti i ricercatori e i professionisti del settore.

In termini di una spiegazione definitiva, tuttavia, questo sposta solo la domanda ad un livello diverso. Siamo tutti d’accordo sulla causa dell’obesità, ma quale è la ragione per cui molti di noi sono in equilibrio energetico positivo?

Sicuramente la genetica ha la sua parte, tant’è che sono stati ritrovati delle varianti di alcuni geni associati all’obesità, non a caso gli studiosi del problema sono sempre più concordi sul fatto che la genetica spieghi la maggior parte (probabilmente circa il 65%) della variazione di peso tra gli individui. Eppure gran parte delle variazioni genetica rimangono inspiegabili.

Trovare le cause di questa variazione inspiegabile sarà un obiettivo della ricerca genetica ed epigenetica sull’obesità.

Tuttavia la genetica non è e non deve rappresentare un alibi per giustificare l’obesità. Infatti avere geni che predispongono all’aumento di peso non è una condanna in quanto anche le abitudini alimentari e lo stile di vita influiscono sul metabolismo energetico. Non solo: molti fattori ambientali, tra cui il microbiota intestinale, lo stress e gli interferenti endocrini, sono stati collegati al rischio di sviluppare obesità. Ovviamente ulteriori studi sull’argomento saranno in grado di illustrarci meglio le relazioni gene- ambiente per permetterci di avere, eventualmente, anche altri margini di intervento, oltre che comprendere meglio l’andamento dell’obesità negli anni a venire.

Riassumendo, quindi, possiamo dire che i fattori che determinano un bilancio energetico positivo possono essere generalmente suddivisi in fattori genetici e fattori ambientali e che questi fattori operano in sinergia per “creare” persone obese.

Determinare come gli effetti genetici e ambientali contribuiscono a creare una variazione di peso tra gli individui potrebbe essere utile per spiegare perché alcuni ingrassano più degli altri.
Sapere che l’obesità ha, in parte, origine genetica ci pone davanti ad una serie di domande legate non tanto all’identità dei geni coinvolti, quanto al motivo per cui sono stati selezionati in maniera positiva queste varianti genetiche associate all’obesità. Non dimentichiamo, infatti che l’obesità porta con sé una serie di conseguenze negative, un rischio maggiore di altri disturbi tra cui insulino –resistenza, diabete di tipo 2, ipertensione, alcuni tipi di cancro ecc…
Fino ad ora abbiamo sempre saputo e appurato che l’evoluzione per selezione naturale fa sì che vengano mantenuti i geni favorevoli, che apportano vantaggi, quindi perché per quanto riguarda l’obesità avrebbe dovuto comportarsi in maniera diversa? Perchè non siamo stati eliminati (o almeno gli obesi) dalla selezione naturale? Come è possibile che la specie umana diventi (stia diventando) una specie obesa, se l’obesità è un tratto negativo?

Tutte domande lecite anche se è doveroso sottolineare che in natura esistono moltissimi animali che depositano abbondante grasso corporeo, in quantità che sarebbero considerate “obesità” negli esseri umani.
Gli animali che vanno in letargo, per esempio, accumulano enormi depositi di grasso prima di entrare nel loro periodo di vita latente e gli uccelli migratori depositano grasso prima di iniziare i loro viaggi. Quindi queste situazioni di “obesità naturale” nel regno animale coinvolgono animali che accumulano grasso in previsione di una futura mancanza di cibo e quindi di energia: l’animale in letargo non sarà in grado di nutrirsi durante l’inverno e l’uccello migratore non sarà in grado di nutrirsi durante il volo in quota o sopra gli oceani “privi di cibo”.
Alla luce di tutte queste considerazioni verrebbe naturale chiedersi: l’obesità potrebbe essere stata selezionata per un motivo simile? Gli esseri umani potrebbero aver accumulato grasso per attraversare periodi di carenza di approvvigionamento alimentare?
La risposta a queste domande sembrava essere positiva e nasce così una teoria molto popolare negli anni 60: la teoria dei “geni parsimoniosi”. Secondo tale teoria gli individui in possesso di questi geni sono riusciti ad accumulare grasso e a sopravvivere ai periodi di carestia, tramandando in eredità ai loro successori i loro geni parsimoniosi

Tuttavia questa teoria presenta diverse incongruenze: l’obesità umana in realtà non presenta caratteristiche comuni con il fenomeno dell’aumento ponderale che si verifica in natura per gli animali indicati sopra. In tutti gli esempi animali, il letargo e la migrazione, è tutta la specie nello stesso momento a diventare obesa. Il motivo è molto logico: se un uccello migratore non accumula abbastanza grasso per “attraversare” l’oceano in volo, una volta finite le insufficienti scorte precipita giù direttamente nell’oceano e sia lui che i suoi geni “dell’insufficiente accumulo del grasso”, diventano cibo per i pesci. La pressione selettiva è talmente forte che i geni “migliori”, ovvero quelli che favoriscono l’accumulo del grasso, si mantengono in tutta la popolazione. Ciò inevitabilmente fa sì che tutti gli uccelli della popolazione ingrassino contemporaneamente.

Se a guidare l’obesità negli esseri umani fosse stata la stessa pressione selettiva, tra le carestie tutti gli esseri umani sarebbero dovuti diventare obesi. Invece, in oltre 60 anni di scorte di cibo una buona parte della popolazione umana non raggiunge nemmeno il valore del sovrappeso. Ciò lascia emergere che in realtà sta succedendo altro.
Una parte della genetica legata all’insorgenza dell’obesità riflette i cosiddetti effetti epigenetici, cioè gli effetti causati dalle esperienze. Tali effetti sono stati evidenziati da uno studio particolarmente interessante, che ha sottolineato l’effetto della nutrizione durante la gestazione: tale studio è stato condotto su bambini concepiti o nati durante periodi di carestia: il rischio di diabete era legato al basso peso alla nascita e all’esposizione alla carestia durante il periodo in utero. Quindi l’esperienza della carestia vissuta in utero ha determinato come effetto l’aumento del rischio di insorgenza del diabete e obesità. Al contrario la “semplice” malnutrizione fetale, non legata ad esperienze di carestia, si è dimostrata meno problematica riguardo al rischio di obesità rispetto alla sovraalimentazione che, sembra essere, un fattore di rischio di obesità in età adulta.
Poiché un feto femminile contiene già tutto il patrimonio di cellule uovo che verranno utilizzate per la riproduzione in età adulta, tali influenze potrebbero non essere limitate ad una singola generazione. Ciò suggerisce che, se un individuo diventa obeso, potrebbe essere in parte dovuto ad una serie di eventi vissuti ad esempio dalla nonna della madre durante la gravidanza o l’allattamento. Ovviamente il limite di questa teoria è l’impossibilità di stabilire retrospetticamente e/o prospetticamente l’importanza di tali effetti

Le teorie che indagano sulla causa dell’obesità e dell’ereditarietà di questo “carattere del nostro passato evolutivo” sono in continua evoluzione. Tuttavia tutte le teorie concordano sul fatto che l’obesità sia un complesso problema multifattoriale e, come disse una volta il ricercatore veterano dell’obesità, George Bray, “L’obesità non è scienza missilistica. È molto più complicato”. Su questo siamo tutti d’accordo. Quindi al di là di ogni implicazione genetica, epigenetica e ambientale, sicuramente un buon punto di partenza, una strategia efficace è imparare a mangiare sano perché in fondo noi “siamo ciò che mangiamo” ma anche “ciò che abbiamo mangiato e ciò che hanno mangiato i nostri predecessori”.
Assicura a te e lascia un’eredità di benessere e salute ai tuoi figli e ai tuoi nipoti: segui una corretta alimentazione.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3424450/