Il concetto di una nutrizione standardizzata, che vada bene per tutti, sta lasciando piede alla consapevolezza che tanto più l’alimentazione è aderente alle esigenze nutrizionali del singolo individuo, tanto più il regime alimentare sarà apprezzato e seguito con costanza dal soggetto stesso. Questa compliance permetterà all’individuo di perseguire l’obiettivo del mantenimento del proprio stato di salute e della prevenzione delle malattie.

In questo panorama si inserisce la nutrigenetica, la scienza che, combinando genetica e nutrizione, studia le caratteristiche genetiche di un individuo che influenzano la diversa risposta ai nutrienti e contribuisce a definire le esigenze di micro (vitamine, sali minerali, ecc) e macro nutrienti (proteine, zuccheri, grassi, ecc) del soggetto.

Ciascuno di noi è unico

Essere unici significa avere delle caratteristiche e delle esigenze diverse da quelle degli altri. Ecco perché una dieta che funziona su una persona può non avere risultati per un’altra: le differenze genetiche rendono diverso il metabolismo di ciascuno di noi.

Quindi analizzare il nostro DNA significa leggere il libretto di istruzioni del metabolismo: permette  di valutare la predisposizione che ha un individuo, diversa per tutti, a ingrassare, a bruciare gli zuccheri in un certo modo piuttosto che in un altro, a metabolizzare e depositare in una determinata maniera  i grassi e complessivamente definisce la tendenza a condizioni metaboliche patologiche.

Studiare le caratteristiche genetiche permette, quindi, di scoprire quali sono i nutrienti che fanno funzionare meglio il metabolismo.

Conoscere la propria carnagione, e scegliere le strategie per evitare i danni dal sole, è molto facile, è evidente; conoscere il proprio metabolismo e scegliere le strategie adatte per star bene senza l’ausilio della nutrigenetica non è altrettanto semplice.

Oggi con l’analisi del DNA è possibile conoscere il “colore“ dei geni che influenzano per esempio il metabolismo e l’invecchiamento. Informazione che il nutrizionista saprà decodificare e trasformare nella strategia alimentare più adatta a quei determinati geni.

È stato messo a punto un progetto europeo chiamato Food4me, il cui scopo è stato quello di accrescere le conoscenze del settore della nutrizione personalizzata: individuare i vantaggi della nutrizione personalizzata attraverso uno studio condotto via Internet a livello europeo.

L’obiettivo del progetto era quello di capire se una consulenza alimentare personalizzata avrebbe aumentato la motivazione degli individui, migliorato i loro consumi alimentari e gli indicatori generali del loro stato di salute. Per raggiungere tale obiettivo è stato effettuato uno studio il cui fine era quello di valutare e confrontare tra loro i risultati sulla salute degli individui, sottoposti a diversi livelli di nutrizione personalizzata. Lo studio, condotto via Internet, ha coinvolto 1500 partecipanti adulti, divisi in diversi gruppi:

  • Gruppo di controllo: consulenza nutrizionale non personalizzata
  • Gruppo d’intervento 1: consulenza nutrizionale personalizzata all’alimentazione attuale
  • Gruppo d’intervento 2: consulenza nutrizionale personalizzata all’alimentazione attuale e alle caratteristiche fenotipiche, ovvero osservabili
  • Gruppo d’intervento 3: consulenza nutrizionale personalizzata all’alimentazione attuale, alle caratteristiche fenotipiche e alle informazioni genetiche

Ai partecipanti è stato richiesto di compilare un questionario di screening on line in cui veniva valutata la frequenza alimentare e l’apporto alimentare abituale, i dati fenotipici (attività fisica, peso, altezza). Solo i dati relativi agli indicatori generali della nutrizione (livelli di glucosio, vit.D, carotenoidi e acidi grassi) sono stati misurati usando campioni di sangue secco. Per le informazioni genetiche, invece, sono state ricavate da campioni di DNA forniti dagli stessi partecipanti attraverso tamponi orali.

A sei mesi dall’inizio dello studio, i partecipanti che avevano ricevuto consigli personalizzati sull’alimentazione e sullo stile di vita, consumavano cibi più sani rispetto al controllo, indipendentemente dal fatto che la personalizzazione fosse basata solo sull’alimentazione, sul fenotipo o sul genotipo.

A questo punto è evidente che una dieta personalizzata non può tener conto solo dello stato di salute e del peso della persona ma dovrebbe considerare anche la sua genetica. In particolare, l’analisi del DNA, l’interpretazione dell’informazione genetica, una valutazione accurata di tutti i parametri dello stato di salute, delle abitudini alimentari e della composizione corporea, permettono di creare un piano dietetico costruito su misura per sviluppare uno strumento di prevenzione di patologie e favorire un cambiamento duraturo del comportamento alimentare che appunto migliori la salute e il benessere degli individui.

 

Per ulteriori informazioni (bibliografia):

https://www.researchgate.net/publication/317012773_White_paper_on_personalised_nutrition_-_paving_a_way_to_better_population_health

 

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